Linda ricorda Bruce

 

In questa pagina sono raccolti i pensieri di Linda rivolti a Bruce.

 

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In Memoria della morte di Bruce

La nostra vita subì un grave sconvolgimento nel pomeriggio del 10 maggio 1973. Bruce stava lavorando negli studios della Golden Harvest, doppiando gli effetti sonori per la stampa finale de I 3 dell'Operazione Drago. Sebbene fosse un giorno particolarmente umido e afoso, fu necessario spegnere il rumoroso impianto di aria condizionata per evitare che il rimbombo venisse registrato nella colonna sonora. Bruce, nonostante il suo costante impegno a mantenere una perfetta forma fisica, quel giorno si sentiva fisicamente esausto e mentalmente esaurito. Sebbene la gente che stava lavorando con lui notasse che appariva insolitamente affaticato, pensò che ciò fosse dovuto al notevole dispendio di energie impiegate per girare le recenti scene di combattimento e al caldo soffocante. Perciò non prestarono molta attenzione quando lui si scusò e andò nella toilette, dove crollò sul pavimento. In seguito mi disse che, per quanto poteva ricordare, non aveva perso completamente i sensi, perché aveva sentito dei passi che si avvicinavano e si era rialzato sulle ginocchia fingendo di cercare gli occhiali che gli erano caduti.


Era poi riuscito ad arrivare quasi sulla porta della sala di doppiaggio quando era crollato nuovamente, questa volta svenuto. Poi aveva vomitato ed era caduto in preda a un attacco di convulsioni. Uno degli assistenti corse nell'ufficio di Raymond Chow e lo avvertì che Bruce stava male. Chow disse di chiamare un dottore e si precipitò nella sala di doppiaggio dove, secondo la
sua testimonianza davanti al coroner qualche mese dopo, aveva trovato Bruce che " respirava con difficoltà. Faceva un rumore sordo e stava tremando ". Nel frattempo una delle donne degli studios mi aveva telefonato. " Bruce sta male e lo stanno portando all'ospedale ", mi disse. " Che cos'ha? ", chiesi preoccupata. " Oh, credo sia un imbarazzo di stomaco ", rispose lei.


Questa telefonata non mi sembrava particolarmente allarmante. Non è insolito a Hong Kong recarsi in ospedale anche per lievi disturbi. E specialmente nel caso di Bruce, era comprensibile che, se avesse mostrato anche il più piccolo cenno di malessere lo avrebbero portato di corsa all'ospedale. Pensai che al peggio poteva trattarsi di appendicite o di un'ernia, un problema che aveva già fatto la sua comparsa in precedenza. Con questa disposizione mentale, mi recai all'ospedale. Non ero certo preparata a ciò che vidi. Al suo arrivo in ospedale, secondo il dottor Langford, Bruce " respirava affannosamente ", poi si fermava e aveva una serie di convulsioni. Vennero convocati altri tre medici, compreso un neurochirurgo, il dottor Peter Woo.


Bruce era stato colto anche da una fortissima febbre ed era madido di sudore. Iniziò quindi a rantolare e ogni respiro sembrava dovesse essere l'ultimo. Chiesi al dottor Langford se si sarebbe ripreso. " Sta molto male ", mi rispose. A quel punto il dottor Langford era pronto a praticare una tracheotomia se Bruce avesse cessato di respirare. Le convulsioni continuavano, scuotendo tutto il corpo e procurando non pochi problemi ai medici che cercavano di trattenerlo poiché come testimoniò il dottor Langford, " era molto forte e difficile da tenere fermo ". Quando Bruce, poco dopo, non rispose alle domande che gli ponevano, il neurochirurgo lo esaminò e suppose che qualcosa non andava nel suo cervello.
" Gli somministrammo un preparato ( il Manitol ) per ridurre l'edema cerebrale che avevamo riscontrato " disse il dottor Langford.
I medici erano pronti a un intervento chirurgico se il Manitol non avesse avuto effetto, ma dopo un paio d'ore Bruce riacquistò conoscenza.


" Tutto avvenne per gradi ", disse il dottor Langford al jury. " Dapprima si mosse appena, poi aprì gli occhi e fece un lieve cenno, ma non riusciva a parlare. Riconobbe la moglie, sorrise, ma lo stesso non poteva comunicare. In seguito riusci a pronunciare qualche parola, ma balbettava, era ben diverso dal suo solito modo di parlare. Quando venne trasferito in un altro ospedale ormai chiacchierava e scherzava come sempre " .
Il dottor Woo disse che le analisi del sangue avevano mostrato un possibile disturbo ai reni. Quando gli chiesero se tali sintomi potevano essere attribuiti al sovraccarico di lavoro e all'esaurimento, il dottor Langford rispose: " No ". Affermò anche che Bruce era stato a un passo dalla morte. Bruce venne presto trasferito al St. Theresa's Hospital dove le attrezzature mediche erano indubbiamente migliori.


Le prime parole che Bruce mi rivolse quando riprese i sensi furono che effettivamente si era sentito molto vicino alla morte ma che, riuscendo ancora a esercitare la propria volontà, si era detto: " La combatterò, la sconfiggerò e non mi arrenderò ", poiché sapeva che se non si fosse imposto questi pensieri, sarebbe sicuramente morto. Io credo che abbia sentito non solo che stava semplicemente morendo, ma che stava arrivando ad una svolta decisiva. Bruce adorava la canzone " And When I Die ", particolarmente la parte in cui dice che se è la pace che cerchi nella morte, allora fa che il momento si avvicini. Un paio di volte mi aveva detto: " Forse sarà l'unico posto in cui troverò finalmente la pace ".

John Saxon, che aveva recitato con lui in I 3 dell'operazione Drago, afferma che Bruce rimase veramente scosso dal suo collasso in maggio e che gli disse: " Se i test non vanno bene, probabilmente non ci sarà più Bruce Lee ". Quando sentivo Bruce parlare in questo modo, provavo una paura terrificante. Una settimana dopo prendemmo un volo per Los Angeles, dove
un team di medici, guidato dal dottor David Reisbord, sottopose Bruce a una scansione cerebrale e a un'analisi del flusso cerebrale, oltre che a una completa visita medica e a un elettroencefalogramma. Non trovarono alcuna anomalia nelle sue funzioni cerebrali. Effettivamente non riscontrarono alcun problema in nessuna parte del corpo, tanto che affermarono che possedeva il fisico di un diciottenne. Per quanto riguardava il collasso del 10 maggio, il dottor Langford mi aveva detto che Bruce aveva sofferto di un edema cerebrale, ossia un eccessivo accumulo del liquido che circonda il cervello e che inoltre aveva avuto un accesso di grand mal - idiopatia - che indica un tipo di convulsioni dovute a cause sconosciute.

La cura standard per questo tipo di disturbo è prescrivere dei trattamenti che plachino l'attività del cervello. A Bruce venne prescritto il Dilantin, ma, inspiegabilmente, non vennero trovate tracce di questa sostanza nel suo corpo dopo la morte. Vorrei dire che nessun membro della famiglia di Bruce ha mai sofferto di epilessia, nemmeno in forma lieve, e che neanche Bruce aveva mai accusato un male del genere. I medici mi spiegarono che convulsioni simili a quelle epilettiche possono essere causate da mancanza di zuccheri nel sangue, da carenza di ossigeno, dall'uremia, da traumi cerebrali, da tumori al cervello o dalla meningite.
La vera epilessia, comunque, non mostra segni di avvertimento, si manifesta e basta e, anche se pare che sia dovuta a qualcosa di anomalo nella chimica del cervello, quel qualcosa è ancora sconosciuto. Il dottor Reisbord mi disse che Bruce non ebbe mai veri attacchi epilettici. Era chiaro comunque che aveva avuto un edema cerebrale, ma la causa è rimasta ignota. Mentre eravamo a Los Angeles, Bruce accettò di tornare negli Stati Uniti in agosto per la promozione di I 3 dell'operazione Drago e per fare alcune apparizioni televisive in programmi come The Johnny Carson Show. Tornammo a Hong Kong con un bel certificato di buona salute e con rinnovata energia. Bruce era ottimista verso il futuro e non vedeva l'ora di combattere contro altri draghi.
Non potevo sapere e nemmeno lontanamente immaginare che al mio Piccolo Drago restavano meno di tre mesi di vita.


Fu in quel periodo che Bruce decise che saremmo tornati a vivere negli States, dove la vita era più agevole e c'erano maggiori opportunità per la sua carriera. Probabilmente sarebbe tornato due volte l'anno a Hong Kong perché solo in quel luogo poteva concedersi il lusso del controllo e della libertà necessari per realizzare i suoi progetti cinematografici. Bruce fece due affermazioni contraddittorie nei suoi ultimi mesi di vita. Disse: " Non esistono limiti, non c'è fine al continuo approfondimento della mia conoscenza del cinema e delle arti marziali ". Mentre a me diceva: " Non so fino a quando potrò reggere tutto questo ". Bruce era sempre più soggetto a tremende tensioni e a improvvisi sbalzi di umore. Io ero perfettamente consapevole delle difficoltà in cui si dibatteva mio marito e facevo del mio meglio per sostenerlo. Era un momento di cambiamenti per Bruce e per il nostro stile di vita, ma, come spesso mi diceva, " mutare insieme ai cambiamenti vuoI dire immutabilità ", con cui voleva significare che il ritmo della sua vita non avrebbe mai potuto essere interrotto se riusciva a tenere il passo con i cambiamenti che gli accadevano intorno.

Era quasi mezzogiorno del 20 luglio 1973 e io mi stavo preparando per andare a pranzo con un'amica. Bruce si trovava nella stanza più importante della nostra casa di Kowloon, lo studio, dove era situata la sua magnifica biblioteca, composta da migliaia di volumi concernenti ogni possibile aspetto delle arti marziali antiche e moderne, come anche libri sulle armi, sulla ginnastica ritmica, sugli sport in generale, sulla cinematografia e sulla filosofia sia orientale che occidentale.
Praticamente Bruce viveva nel suo studio, spesso restando seduto alla scrivania a lavorare fino a notte fonda. Attraverso i vetri della finestra poteva ammirare il nostro giardino in stile giapponese, dove avevamo creato anche un laghetto di pesci rossi sormontato da un ponticello e un ruscello che scorreva tra gli alberi e il prato coreano. Secondo gli standard di Hong Kong, la nostra casa era molto lussuosa, una bella villetta con un ampio terreno intorno, delimitato da un muro di cinta di pietre, e con un cancello in ferro battuto all'ingresso principale. Eravamo stati fortunati a trovare una casa come quella, perché nel nostro appartamento sulla Waterloo Hill, Bruce non aveva potuto avere uno studio proprio dove poter sistemare la sua biblioteca e i suoi attrezzi per l'allenamento. Avevamo sofferto gli stessi inconvenienti che esistono in qualsiasi città superaffollata, solo che a quelli si aggiungevano anche il rumore infernale del traffico di giorno e il costante ticchettio delle mattonelle del mahjong di notte. Bruce mi disse che Raymond Chow sarebbe venuto nel pomeriggio per discutere con lui del copione di L 'ultimo combattimento di Chen, e poi in serata avrebbero probabilmente cenato insieme a George Lazenby, l'attore che aveva recitato il ruolo di James Bond nell'intervallo tra Sean Connery e
Roger Moore.


Raymond sperava che Lazenby accettasse la parte di co-protagonista nel film. Quando me ne andai, Bruce era nel suo solito stato di indistratta attività. E quella fu l'ultima conversazione che ebbi con mio marito. Raymond Chow arrivò intorno alle due del pomeriggio e lui e Bruce lavorarono insieme fino alle quattro. Poi si recarono entrambi in auto a casa di Betty Ting-Pei, un'attrice di Taiwan che avrebbe avuto la principale parte femminile del film. Quando arrivarono all'appartamento di Betty, Bruce si comportò normalmente. Lavorarono tutti e tre al copione, elaborando nuovi dettagli, poi Raymond se ne andò per organizzare la cena con Lazenby. Qualche minuto dopo Bruce accusò un forte mal di testa e Betty gli diede una compressa di Equagesic, una specie di superaspirina che le aveva prescritto il suo medico personale. A parte quello, Bruce non prese altro che un paio di drink analcolici.

Verso le 19 e 30 Bruce disse di non sentirsi ancora bene e si chiuse in una stanza da letto per riposare un po'. Dormiva ancora quando Raymond telefonò per chiedere il motivo del ritardo alla cena. Betty rispose che non riusciva a svegliarlo. Raymond tornò all'appartamento. Secondo quanto afferma, Bruce dormiva e non sembrava che ci fosse nulla di anormale. Quando cercò di svegliarlo, non ci fu alcun cenno di risposta, così disse a Betty di chiamare un dottore, che arrivò immediatamente. Anche il medico trovò Bruce pacificamente addormentato sul letto.
In seguito testimoniò di aver cercato per dieci minuti di rianimarlo, dopo di che lo portarono di corsa al Queen Elizabeth Hospital. lo ero tornata a casa intorno alle quattro e avevo trascorso il pomeriggio nello studio di Bruce giocando e guardando la TV con i nostri due bambini, Brandon e Shannon. Ricordo di aver pensato che era piuttosto strano che Bruce non mi avesse telefonato, perchè, sebbene mi avesse avvertita che avrebbe cenato fuori, di solito mi chiamava per una conferma. Invece, verso le dieci di sera, mi telefonò Raymond Chow. La sua voce lasciava trapelare una certa urgenza. " Linda, devi venire subito al Queen Elizabeth Hospital. Vi stanno portando Bruce in ambulanza ".
" Che è successo? ", esclamai. " Non lo so. Credo qualcosa di simile all'ultima volta ". Mi misi subito in allarme.


Il ricordo del collasso di Bruce del 10 maggio era ancora molto vivido nella mia mente. Arrivai in ospedale 15 minuti prima dell'ambulanza e sulle prime sembrò che vi fosse stato un errore. Quando chiesi all'accettazione notizie di Bruce, mi risposero: " Deve essere uno scherzo. Non ne sappiamo niente ". Una cosa del genere non mi parve improbabile, dato che la nostra vita a Hong Kong era costellata da eventi fuori del comune. Avevo creduto di aver udito la voce di Raymond al telefono, ma forse mi avevano presa in giro. Telefonai subito a casa dove mi aspettavo di trovare Bruce, ma poco dopo arrivò l'ambulanza. Bruce sembrava svenuto, ma non riuscivo a capire bene cosa gli fosse successo perchè era circondato da un nugolo di dottori. Venne trasportato nel reparto di pronto soccorso dove i dottori iniziarono a praticargli il massaggio cardiaco. Non mi venne assolutamente in mente che poteva morire o che addirittura potesse essere già morto. Bruce aveva parlato di morte più di una volta negli ultimi mesi. Era convinto che non avrebbe mai vissuto abbastanza da raggiungere la vecchiaia e, inoltre, non lo desiderava. Spesso aveva affermato di detestare l'idea di vedersi invecchiare e indebolire." Non vivrò tanto quanto te ", mi disse un giorno. " Cosa te lo fa credere? ", gli chiesi. " Dopo tutto tu hai una salute di ferro, migliore della mia, grazie al cielo ". " Non lo so. Il fatto è che non so per quanto tempo potrò reggere tutto questo ". Era uno dei suoi tanti sbalzi di umore a quel punto della sua vita.


E ora, per la seconda volta nel giro di tre mesi, mi ritrovavo nello spoglio reparto di pronto soccorso di un ospedale, con gli occhi fissi su una èquipe di dottori che curavano mio marito. Eppure, stranamente, non mi sentivo particolarmente preoccupata. Suppongo che fossi troppo stordita per provare paura. Il dolore, la disperazione e il senso della perdita furono tutti sentimenti che sperimentai in seguito. Inoltre credevo che Bruce fosse semplicemente svenuto perchè nessuno mi aveva detto che era già morto. Dopo un minuto o due, portarono affrettatamente Bruce al piano superiore e tutti i dottori per un lungo corridoio verso il reparto di rianimazione. Iniettarono dei medicinali direttamente nel cuore di Bruce e gli applicarono il defibrillatore.
Qualcuno cercò di mandarmi via. " Non credo che voglia assistere ", ma io mi divincolai e insistetti: " Lasciatemi stare, voglio sapere che succede ". Poi lo sguardo mi cadde sull'elettrocardiografo dove notai la linea che indicava che il cuore di Bruce aveva cessato di battere. Improvvisamente mi resi conto di ciò che stava accadendo, eppure mi rifiutavo di credere all'evidenza.


Ero convinta che Bruce ce l'avrebbe sempre fatta, aveva così tanta energia, così tanta vitalità dentro di sè. E inoltre sapeva esercitare un controllo sulla propria mente e sul proprio corpo. Per tutta la vita aveva superato innumerevoli problemi ed era sempre sopravvissuto. Io non potevo accettare l'idea che non sarebbe sopravvissuto, come era riuscito a fare il 10 maggio. Quando mi rivolsi al dottore non usai la parola... morto. Era un termine che non potevo applicare a Bruce. Chiesi invece: " E' vivo? ". Il dottore scosse la testa. Quando i medici si discostarono da Bruce, mi avvicinai per sincerarmi che non ci fosse veramente nulla che io potessi fare. Fu a quel punto, quando fu evidente che la sua forza vitale si era definitivamente estinta, che avvertii un'incredibile ondata di energia fluire nel mio corpo e nel mio cuore.
Ricordo che Raymond Chow telefonò alla moglie per dirle di venirci a prendere. E ricordo anche che il capo dell'èquipe medica mi chiese se volevo che effettuassero l'autopsia. " Sì ", risposi. " Voglio sapere perchè è morto ".


Ricordo i flash dei fotografi e la folla di giornalisti che accorse all'ospedale. Non ricordo di aver provato panico nè disperazione. Il coraggio e la determinazione di Bruce erano passati in me. In un lampo mi resi conto di cosa mi aspettava e di come avrei potuto organizzare le cose per il meglio, sia per Bruce che per Brandon e Shannon. Ovviamente, una volta trapelata la notizia della morte di Bruce, la stampa di Hong Kong impazzì. Riesco a capirne i motivi. La morte di un personaggio tanto famoso è una notizia bomba. Se fosse stato un uomo dedito al vizio o se fosse rimasto ucciso in un incidente automobilistico come James Dean, la stampa ci avrebbe comunque speculato sopra. Ma a maggior ragione nel caso di Bruce, un uomo di sorprendente vitalità, energia e vigore fisico strappato alla vita nel fiore dei suoi 32 anni.
Forse non si può incolpare la gente per aver fatto mille illazioni. Il giorno seguente alla morte di Bruce, Raymond Chow apparve in televisione per parlarne ufficialmente. Parte del clamore che ne conseguì fu colpa mia.


Raymond mi aveva chiesto se per caso non preferissi che dicesse che Bruce era morto in casa piuttosto che nell'appartamento di Betty. Risposi che non mi importava e che dicesse ciò che riteneva più giusto. Certo, entrambi sapevamo che i titoli dei giornali sarebbero stati più sensazionalistici se la stampa fosse riuscita a collegare il nome di Bruce con quello di Betty.
Ma a me veramente non importava allora, nè mi importa adesso. Non mi sembrava una questione fondamentale.Ero molto presa dall'organizzazione del funerale e il mio pensiero era concentrato quasi esclusivamente sui nostri figli. Perciò Raymond non disse esplicitamente che Bruce era morto in casa propria, ma lo fece capire. Quando la stampa venne a sapere la verità, sembrò che Raymond avesse mentito. E se aveva mentito, perchè? Di conseguenza nacquero mille congetture in proposito. Il feretro dell'autopsia non contribuì affatto a spegnere i clamori. Nello stomaco di Bruce vennero trovate tracce di hashish o marijuana e subito i giornali ci ricamarono sopra, ipotizzando che Bruce fosse un tossicomane e che assumesse quelle sostanze per stimolare le sue straordinarie capacità. In netto contrasto, le prove mediche fornite durante l'inchiesta del coroner rivelarono che I'hashish non poteva assolutamente essere stata la causa della sua morte.


Un medico affermò che I'hashish aveva la stessa rilevanza che se Bruce avesse bevuto una tazza di tè. La vera ragione della morte di Bruce divenne una questione di fondamentale importanza. Un medico legale del gabinetto governativo diHong Kong esaminò il contenuto dello stomaco e degli organi interni di Bruce e alcuni campioni vennero inviati persino in Australia e in Nuova Zelanda. L'unica sostanza " estranea " trovata negli organi di Bruce fu l'Equagesic. Il dottor R.R. Lycette del Queen Elizabeth Hospital affermò che la morte di Bruce poteva essere dovuta a una ipersensibilità a uno o più componenti della compressa di Equagesic. Per esempio, alcune persone sono allergiche alla penicillina e l'ipotesi era che Bruce fosse chimicamente iperreattivo a quei componenti. Il dottor Lycette disse anche di aver accuratamente esaminato il cranio di Bruce, ma di non aver riscontrato alcuna lesione. Tuttavia il cervello di Bruce era "gonfio come una spugna ", con un peso di un chilo e 575 grammi contro i normali 1.400 grammi. Il problema però non poteva essere un'emorragia cerebrale perchè nessuno dei vasi del cervello era occluso o rotto.


Il dottor Lycette affermò che il cervello aveva potuto gonfiarsi in mezzo minuto come anche in mezza giornata. La teoria dell'hashish venne completamente smontata dal professor R. D. Teare, docente di medicina legale presso la University of London e massimo esperto in materia. Nella sua carriera aveva assistito a più di novantamila autopsie e affermò che attribuire una causa di morte all'hashish era assolutamente irrazionale. Dichiarò quindi che l'edema poteva essere stato causato dall'ipersensibilità o al meprobamato o all'aspirina, o a una combinazione dei due; entrambi sono componenti dell'Equagesic. Per quanto potesse essere insolito e i casi del genere erano rari, quella era l'unica spiegazione possibile. Il jury accettò questa autorevole opinione ed emise un verdetto di " morte accidentale ". Dopo il verdetto, venni assediata dai fotografi che mi chiesero se ne fossi soddisfatta. " In fondo non cambia nulla, no? ", fu la mia unica risposta.

Bruce ebbe due cerimonie funebri, una a Hong Kong e l'altra a Seattle, dove venne sepolto.
La prima venne celebrata per i suoi amici e per i suoi fan di Hong Kong, la seconda si svolse in forma privata. Decisi che a Bruce sarebbe piaciuto essere seppellito con il suo costume di scena di I 3 dell'operazione Drago. A volte lo indossava persino in casa perchè lo trovava molto comodo. Io assistetti al rito funebre, presso la camera ardente del Kowloon Funeral Parlor, indossando un abito completamente bianco, il colore del lutto per i cinesi. AlI'inizio della cerimonia il feretro non era esposto, ma ognuno che entrava si recava presso una specie di altarino dove era stata disposta una foto di Bruce circondata da fiori e ghirlande, montata da uno striscione scritto in cinese che diceva: " Una Stella Tramonta nel Mare dell' Arte ". Davanti alla foto bruciavano tre bastoncini di incenso e due candele. Ognuno si inchinava tre volte davanti all'altarino e poi andava a prendere posto nella sala principale. Quando arrivarono Brandon e Shannon, che indossavano abiti in tela ruvida e cappucci bianchi, ci andammo a sedere tutti e tre su dei cuscini posti sul pavimento. La banda cinese intonò una tradizionale musica funebre, che suona un po' come " Auld Lang Syne ". Oltre ai parenti di Bruce, arrivarono anche decine di amici, di attori famosi e di gente dell'ambiente cinematografico.

Fuori, le strade, i balconi e i tetti erano stracolmi di gente. In seguito venni a sapere che c'erano stati persino dei feriti durante i tafferugli scoppiati tra la folla di circa 25.000 persone. Alla fine la salma di Bruce venne portata nella camera ardente e posizionata accanto all'altare. La gente scorreva in fila accanto alla bara scoperta per dargli l'estremo saluto, con il corpo di Bruce protetto da una lastra di vetro per evitare che potessero toccarlo. Avevo deciso di seppellire Bruce nella pace e nella tranquillità di Seattle, dove spesso cade un pioggerella sottile che lui amava molto e dove ci sono laghi, montagne e alberi tutto intorno. Credo che i suoi giorni più felici furono quelli di Seattle, dove io sono tornata a vivere insieme ai nostri figli. Ero preoccupata per l'incerto futuro politico di Hong Kong e avevo timore che venisse il giorno in cui non avrei più potuto fare visita alla tomba di mio marito. Inoltre la maggior parte della famiglia di Bruce vive ora a Seattle. Qualche giorno dopo la morte di Bruce tornai a Seattle con la sua salma. Mi accompagnò la mia amica Rebu Hui. Cercò sempre di sollevarmi il morale e non so cosa avrei fatto senza di lei.

Sull'aereo caddi subito in un sonno profondo, una specie di svenimento. Finalmente il mio cervello trovava riposo. Rebu badò ai bambini per tutto il viaggio, durante i primi giorni del nostro soggiorno a Seattle e in parecchie altre occasioni da allora. Era una ragazza molto più matura della sua età. A quel tempo io avevo 28 anni, mentre lei solo 22. Sfortunatamente, durante il trasporto, la bara si ruppe. In qualche modo doveva essere penetrata dell'umidità all'interno perchè il colore blu dell'abito di Bruce aveva macchiato la seta bianca della fodera della bara e fummo costretti a sostituirla. Secondo la tradizione cinese, questo significava che Bruce non riposava in pace, che bisognava fare qualcosa di più. La cerimonia celebrata a Seattle fu molto più semplice e tranquilla. Parteciparono un centinaio di amici e parenti, e la musica non fu la solita marcia funebre, ma una serie di canzoni che erano state particolarmente amate da Bruce, come " And When I Die ". Ora non riesco ad ascoltare quella canzone senza che mi torni in mente il funerale e l'ultima strofa che dice che " quando io muoio, ci sarà un altro bimbo (nel nostro caso due) da crescere ". La bara venne ricoperta da fiori gialli, bianchi e rossi che formavano il simbolo dello yin-yang, e venne portata in spalla da Steve McQueen, James Coburn, Dan Inosanto, Taky Kimura, Peter Chin e Robert, il fratello di Bruce.
Bruce venne sepolto nel Lake View Cemetery, da cui si gode una meravigliosa vista sulle placide acque del lago Washington, che lui amava moltissimo.

Al funerale dissi che Bruce considerava la morte in questo modo: " L'anima dell'uomo è un embrione nel corpo dell'uomo. Il giorno della morte è un giorno di risveglio. Lo spirito continua a vivere ". Aggiunse anche che nel " giorno del nostro risveglio, potremo di nuovo incontrarlo ". Taky disse che Bruce " aveva ispirato del bene negli altri ".
Ted Ashley parlò del grande cordoglio che provava nel pensare a ciò che avrebbe potuto essere.
Infine, presso la tomba, James Coburn, pronunciò l'ultimo discorso. " Addio, fratello. È stato un onore condividere con te questi anni. Come amico e come maestro mi hai dato molto, mi hai insegnato a fondere insieme il mio io fisico, quello spirituale e quello psicologico. Grazie. Riposa in pace ". Poi lasciò cadere nella fossa aperta i guanti bianchi che aveva indossato nel portare la bara e così fecero gli altri. Tornai ancora una volta a Hong Kong per l'inchiesta del coroner. Fui sollevata nel sapere che la sua morte era stata dovuta a un'intolleranza per i componenti dell'Equagesic. Ascoltai tutte le fantasiose illazioni e le spropositate congetture che crescevano intorno alla sua morte. Più si analizzavano queste teorie e più apparivano assurde.


Si spaziava dall'ipotesi di omicidio da parte di Run Run Shaw al complotto ordito da Raymond Chow. La verità era che la gente di Hong Kong aveva perso il suo grande eroe ed era riluttante ad accettare la realtà che il loro idolo era deceduto come qualsiasi altro mortale. In mezzo alla ridda di ipotesi e di sporche insinuazioni, pregai pubblicamente la popolazione di Hong Kong di smettere di parlare della questione. " L'unica cosa che conta è che Bruce è morto e non tornerà più. Egli vive nel nostro ricordo e nei suoi film. Vi prego, ricordatelo per il suo genio, per la sua arte e per la magia che ha donato a ciascuno di voi. Vi imploro di lasciare che la sua anima riposi in pace ". Nessuno, mi dispiace doverlo dire, raccolse il mio appello. Trascorsi sei settimane a Hong Kong per assistere all'inchiesta e per organizzare il trasloco, e in ottobre tutto era pronto per il mio ritorno in America. Ero passata attraverso tutte quelle vicende in uno stato di semi-incoscienza. Ora non vedevo l'ora di lasciare Hong Kong, di liberarmi da tutta la pubblicità e dal clamore suscitati, di fuggire da una situazione insostenibile, di abbandonare un luogo dove non potevo mettere il naso fuori di casa. Sognavo di tornare a Seattle, dai miei figli, che erano rimasti con mia sorella, e dovevo pensare alla mia vita futura senza Bruce. Per sei settimane ero stata circondata dagli amici e dai parenti di Bruce e devo riconoscere che tutti si erano fatti in quattro per rendermi le cose più
semplici possibile. La mia amica Rebu Hui restò in piedi con me tutta la notte precedente alla mia partenza per gli Stati Uniti. Come ho già detto, ho vissuto quelle settimane in uno stato di trance, di offuscamento. Avevo sbrigato tutto quello che c'era da fare come se fossi stata perfettamente tranquilla e controllata.

Avevo cercato di comportarmi come Bruce avrebbe desiderato che agissi.

 

Lettera di Linda Lee Cadwell

Non sono molte le persone davvero eccezionali che incontriamo nella nostra vita e, quando accade che il loro cammino intersechi il nostro, quelle rare persone degne di nota ci lasciano un impronta indelebile. Un incontro con un essere umano straordinario, in un particolare momento della vita, può davvero segnare il nostro destino.  Immagino che la maggior parte di noi possa contare sulle dita di una mano le persone che hanno esercitato un'influenza così importante da aver cambiato la nostra esistenza. Forse, a darvi una simile ispirazione, sono stati vostro padre o vostra madre, un maestro o un amico, uno scrittore o un personaggio storico. Considerate Bruce Lee uno di quei rari individui che hanno avuto una profonda influenza sulla vostra vita.


Inutile dire che la mia vita è significativamente diversa da quella che sarebbe stata se non avessi incontrato Bruce in quel fatidico giorno del 1963. Gli sono grata dei nove anni di matrimonio che ho avuto il privilegio di vivere con lui, un individuo straordinario e pieno di talento. Ho conosciuto l'avventura di vivere a fianco di una persona che aveva un'energia eccezionale e con lei ho avuto la gioia di creare una famiglia. Ho imparato moltissimo da Bruce, che mi ha guidato per tanti anni, fino alla fine. Se penso all'enormità del lavoro che Bruce ha compiuto nella sua breve vita, sono indotta a credere che l'energia dell'anima non si esaurisca con la scomparsa del corpo fisico. Fin da ragazzo Bruce parlava spesso di "un misterioso potere" presente in lui, che motivava le scelte e i percorsi compiuti nel suo viaggio terrestre. Credo che una caratteristica eccezionale di Bruce fosse proprio la sua capacità di
riconoscere e dare importanza al misterioso dono che ardeva dentro di lui. Sapeva d'istinto che la sua vita aveva uno scopo e, mentre permetteva alla saggezza antica di parlare attraverso di lui, contemporaneamente dirigeva la sua volontà verso la realizzazione delle proprie visioni.


Bruce ripeteva spesso che non è tanto ciò che accade nella vita di ognuno a fare la differenza tra le persone; è piuttosto il modo in cui ognuno sceglie di reagire a quelle circostanze che da la prova del valore di una vita ben vissuta.
Tracciare i sentieri principali della vita di Bruce significa illustrare i punti cruciali di svolta e, forse, il misterioso potere che diresse il suo cammino. Non fu un caso se Bruce iniziò a studiare kung fu con il maestro Yip Man, che instillò in lui il più ampio significato delle arti marziali, ben al di la della mera dimensione fisica. E non fu un motivo qualsiasi che lo spinse a studiare filosofia all'Università di Washington, ma il desiderio di infondere alle arti marziali uno spirito filosofico, E non fu per caso che, quando faceva l'attore, Bruce rifiutò le proposte dei creatori di immagine ma, al contrario, lavorò per svelare ed esprimere il suo vero sé. E ancora, la scelta di proseguire la sua educazione di autodidatta attraverso letture insaziabili e scritti fecondi condusse Bruce lungo il sentiero dell'ampliamento e dell'espansione delle sue potenzialità.


Bruce fu un uomo veramente colto, perché diede sempre l'opportunità a un fatto o a una situazione di insegnargli qualcosa di più su se stesso. Da studioso, riusciva a far suo l'insegnamento intellettuale e a trasformarlo in uno strumento di crescita personale. Da filosofo, sapeva applicare i principi propri della sua arte al tentativo più ampio di vivere come un autentico essere umano. Una caratteristica davvero sorprendente di Bruce di comunicare il suo processo di apprendimento proprio mentre lo stava interiorizzando o vivendo. Sia che stesse insegnando, recitando, scrivendo o parlando, Bruce era in grado di rivelare il suo personale processo di auto-conoscenza. Come lui stesso disse, per mezzo della sua arte marziale e dei suoi film stava "semplicemente e onestamente esprimendo se stesso."
Tutto questo potrebbe essere superficialmente definito carisma, ma, a un livello più profondo, la sua capacità di svelare l'anima potrebbe essere chiamata arte. Come Michelangelo scolpì un blocco di marmo per far emergere il
David, così fece Bruce, che tolse uno dopo l'altro gli strati della sua anima per manifestare al mondo il suo vero sé.


Sapete istintivamente che quando vedete Bruce sullo schermo siete di fronte a un autentico essere umano? E' dunque questo il processo di svelamento che distingue Bruce dagli attori e artisti marziali?
Per coloro che lo hanno conosciuto personalmente, Bruce attore è il medesimo Bruce uno che hanno conosciuto nella vita reale. Era superiore alla vita sempre, dentro e fuori dallo schermo. Le parole di Bruce in questo libro parlano con tale eloquente chiarezza che non è necessario soffermarsi a  spiegarle. Semplicemente invito il lettore ad aprirsi all'opportunità di conoscere meglio Bruce attraverso la condivisione dei suoi pensieri e, magari, di riuscire a conoscere meglio anche se stesso. La meta ultima del viaggio di Bruce era la pace della mente, il vero significato della vita. Sono certa che Bruce, scegliendo il sentiero della conoscenza di sé, invece di accumulare una serie di fatti ed eventi, e il sentiero dell'auto-espressione, invece di migliorare la propria immagine, abbia compiuto il suo destino con una mente serena. E questo mi da pace. Bruce diceva che "per conoscersi ci vuole una vita".

LUI NON SPRECO' UN SOLO ISTANTE.